Google e Facebook a caccia di notizie

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Che il mercato della carta stampata fosse in difficoltà è cosa nota a tutti. Ma non è questo il principale motivo alla base dell’accordo tra Google e gli editori europei. Questa collaborazione tra il colosso del Web e otto prestigiose testate giornalistiche poggia le sue basi su un’esigenza fondamentale per il mercato delle news: aggiornare il proprio modello di business. E Facebook ha in mente un nuovo modo di fruire la notizia che potrebbe cambiare radicalmente il modo di fare giornalismo.

Google e l’accordo con gli editori europei: la Digital News Initiative

Tutti sanno che quando il Web cominciò ad essere sempre più diffuso ed utilizzato, ci fu chi profetizzò la scomparsa dei quotidiani stampati su carta a favore delle edizioni digitali; se con l’avvento dei tablet e degli smartphone il fenomeno si è parzialmente verificato, è anche vero che i grandi quotidiani di tutto il mondo (anche quelli italiani, sebbene con qualche anno di ritardo) hanno fiutato la necessità di evolversi e si sono dotati di siti web aggiornati 24 ore su 24. In questo modo gli editori non solo possono continuare a pubblicare le notizie a prescindere dalle uscite in edicola della testata, ma possono anche ottenere importanti ricavi dalla vendita di spazi pubblicitari sulle proprie home page.

Ma quando l’azienda di Mountain View ha lanciato su scala mondiale il suo Google News (l’aggregatore di notizie che raccoglie gli articoli pubblicati sui siti delle testate) sono iniziati i problemi: i grandi editori hanno chiesto a gran voce all’azienda statunitense il pagamento dei diritti d’autore per l’indicizzazione e la riproduzione delle notizie pubblicate dal servizio. Emblematico fu il caso della Spagna, che nel 2014 portò Google alla drastica decisione di chiudere il servizio per tutto il territorio nazionale.

Oggi invece la Digital News Initiative (abbreviata in DNI) è una mano tesa verso l’editoria europea ed il mondo del giornalismo. Si tratta di un vero e proprio esperimento per comprendere quale sarà il futuro del giornalismo in rete e le possibilità esistenti per il mercato delle notizie. Google infatti ha siglato un accordo con l’italiana La Stampa, la spagnola El Pais, le tedesche Die Zeit e FAZ (Frankfurter Allgemeine), i quotidiani britannici di lunga data Financial Times e Guardian, la francese Les Echoes e l’olandese NRC Media. Accanto a queste testate internazionali anche l’agenzia di stampa nostrana ADNkronos ha aderito all’iniziativa. L’accordo di Google con gli editori prevede che l’azienda investa 150 milioni di euro per promuovere e sviluppare progetti in grado di dimostrare un nuovo approccio al digital journalism; inoltre Google investirà anche nella formazione di nuove risorse per le redazioni europee, prevedendo l’inserimento di personale  con elevate skills digitali nelle redazioni di Londra, Amburgo e Parigi. La DNI mira anche a ricercare un nuovo sistema di sostenibilità del giornalismo di qualità, che garantisca la remunerazione degli editori che producono news qualitativamente buone.

Anche Facebook vuole la sua parte: nasce Instant articles

Il social network più famoso del mondo non poteva restarsene in disparte a guardare. Ecco perché Mark Zuckerberg ha chiesto ad alcuni editori statunitensi di prendere parte al progetto Instant articles. In sostanza, Facebook mostrerà direttamente nel news feed dell’utente gli articoli di alcune testate giornalistiche, che potranno essere lette senza lasciare la piattaforma social (oggi, invece, si deve cliccare su un link che rinvia all’articolo sul sito dell’editore, attendendo il caricamento della pagina). Con questo servizio il gigante di Menlo Park punta a mantenere gli utenti sul social, aumentandone il coinvolgimento e offrendo un servizio sempre più completo, in particolare per gli utenti mobile (negli Stati Uniti sono ben 798 milioni, che rappresentano il 73% degli introiti pubblicitari complessivi).

Ma per ingolosire i titani del giornalismo USA ad accettare la cessione degli articoli con Instant articles, Facebook ha lanciato sul tavolo una proposta economicamente interessante: ha infatti offerto agli editori la possibilità di mantenere tutti i ricavi provenienti dalla pubblicità venduta attraverso la pubblicazione degli articoli all’interno del News Feed; se invece gli editori vorranno avvalersi dei servizi messi a disposizione del social e dedicati alla vendita degli spazi pubblicitari, dovranno cedere “solo” il 30% della raccolta pubblicitaria totale. Quindi, ricapitolando, Facebook offre ai giornali una presenza gratuita con possibilità di guadagno e servizi aggiuntivi a pagamento.

L’idea – stando alle prime indiscrezioni – non sembra dispiacere a testate importanti come il New York Times, BuzzFeed e National Geographic, che hanno già aderito: se il servizio prenderà piede già a partire da maggio, come programmato, gli utenti d’oltreoceano potranno sperimentarlo di prima persona; altri editori, invece, sarebbero ben più preoccupati dal futuro che si prospetta se Instant articles dovesse rivelarsi un successo: per guadagnare dal loro mestiere, infatti, il loro ruolo si ridurrebbe alla mera “produzione di contenuti”, che rischia di tradursi in giornalismo di bassa lega.

Due stili diversi

Qualunque futuro si prospetti per il giornalismo una cosa è certa: di sola carta non si può più vivere. Le notizie del futuro non potranno più prescindere dalla ricerca sul web e dalla dimensione social. Se Google punta a modificare il mercato dell’informazione dall’interno, premiando il giornalismo indipendente di qualità e garantendo cospicui investimenti, Facebook preferisce far entrare le notizie del “mondo social”, promettendo guadagni immediati per gli editori e cercando di mantenere gli utenti sempre connessi con la piattaforma. Due visioni del mondo delle news diverse, eppure entrambe a portata di click.

2017-03-02T01:09:32+00:00maggio 18th, 2015|Attualità, Contenuti|0 Comments

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