Il Viral Marketing: dal gatto brontolone al supermarket

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Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di “marketing virale”. Dagli anni Novanta, ma in particolare con la crescita dei social network, anche i media tradizionali hanno iniziato a parlare di “video virali” su YouTube; ma cosa si intende quando di parla di Viral Marketing e come possiamo sfruttarlo attivamente per portare traffico sui nostri siti o sui nostri shop online? E soprattutto, cosa c’entrano i gatti con i nostri prodotti? Cerchiamo di capirne di più insieme.

Il Marketing Virale e il web: un matrimonio d’oro

Il Viral Marketing è una tipologia di unconventional marketing, ovvero l’insieme di pratiche utili per promuovere un prodotto, un brand  o un servizio in modo nuovo, non scontato e sorprendente. In particolare il “marketing virale” deve il suo nome all’idea dalla quale trae ispirazione: proprio come un virus, che da singola forma di vita si moltiplica infestando l’ospite, un brand può essere veicolato ad alcune persone, che a loro volta lo diffondono ad altre persone, che a loro volta ritrasmettono il messaggio, e così via dicendo. In pratica, siamo di fronte ad un’evoluzione del tradizionale concetto di passaparola. Partendo da un numero limitato di persone, quindi, si possono raggiungere tantissimi utenti.

Il Viral Marketing trova il suo naturale mondo di applicazione proprio in rete, in particolare grazie al consolidamento dei social network: le community online (come i forum o i siti i interesse) e le reti sociali rappresentano un veicolo perfetto per questo tipo di attività promozionali poiché sfruttano il principio di interconnessione degli utenti; inoltre, le caratteristiche di rapidità e istantaneità del web permettono una diffusione più veloce e capillare del messaggio veicolato. E proprio su queste reti di utenti moltissime multinazionali investono milioni di Euro: le strategie virali da applicare in rete sono molte e coinvolgono diverse tipologie di canali e formati.

Il gatto brontolone: un esempio di Viral Marketing

A seconda dell’obiettivo che si vuole conseguire esistono diverse strategie di marketing virale che si possono attuare in rete. Tuttavia, non è sempre detto che un contenuto, una volta pubblicato, diventi virale: per poter divenire tale, infatti, un contenuto deve avere alcune caratteristiche fondamentali. Innanzitutto, deve essere inedito: deve contenere informazioni mai viste prima, altrimenti il rischio (valido per tutti i tipi di contenuto!) è che si perda nel mucchio. Deve poi necessariamente essere divertente, emozionante e stupefacente: un sorriso, un momento di stupore o una lacrimuccia di commozione sono armi potentissime che aiutano la diffusione dei contenuti in rete. Per fare un esempio, “Grumpy Cat”, il gatto brontolone, è una serie di User Generated Content (contenuti creati dagli utenti) che ha coinvolto più di dieci milioni di utenti di Facebook: la padrona di questo felino, affetto da una singolare forma di nanismo che gli conferisce un’espressione burbera, ha pubblicato su un social network una fotografia del suo gatto. La foto ha avuto tanto successo da portare all’apertura di una pagina Facebook che, nel 2014, ha raggiunto i 10 milioni di “Mi piace”; sono seguiti altrettanti successi sul web, come un canale YouTube affollatissimo. Ma non è finita qui: dalla rete Grumpy Cat è passato su alcune delle prime pagine dei giornali più importanti degli Stati Uniti d’America, arrivando persino sui manifesti elettorali del Partito Pirata della Germania nel 2013. E insieme a questa enorme diffusione virale sul web, Grumpy Cat è comparso in numerose trasmissioni televisive, riviste e libri, nonché all’interno di un documentario a lui dedicato.

Il fenomeno del gatto brontolone ha fatto ridere gli utenti di Facebook e YouTube, portandoli a condividere i suoi contenuti con altri utenti: in soli due anni si è creato un fenomeno multimediale che ha attraversato continenti e coinvolto milioni di persone, oltre ad aver contribuito sensibilmente a lanciare la “febbre da gatto” in rete; infatti, come molti avranno sicuramente notato, persino i quotidiani di maggiore rilievo ospitano tutti giorni una o più gallerie di foto o video dedicate a pose buffe, espressioni divertenti e rovinosi capitomboli. Nel tentativo di strappare traffico ad altri portali o alle testate rivali ogni quotidiano online ha pensato di replicare il fenomeno costruendo una strategia di Marketing Virale analoga a quella del gatto americano.

Ovviamente non tutti disponiamo di un animale simpatico e, anche se lo avessimo, avremmo comunque il problema di dover vendere i nostri prodotti. Tuttavia, i principi alla base del successo del mondo felino in rete sono gli stessi che si possono applicare alle imprese, grandi o piccole che siano: sarà la rete a decretare la classe del successo. Il Viral Marketing si muove velocissimo su Facebook, sfrutta l’eloquenza dei video su YouTube e strappa sorrisi e risate. Il tutto grazie alla forza della content strategy. Eh sì, perché senza un contenuto che unisca creatività e ironia, la diffusione virale non avverrà facilmente!

Cosa serve al Marketing Virale?

Gli ingredienti per una buona strategia di Viral Marketing sono: contenuti divertenti, ironici e interessanti; meglio ancora se si prestano alla serialità, ovvero se danno origine ad una serie di contenuti analoghi. Ad esempio, la catena di supermercati Esselunga ha creato una interessante campagna offline che è diventata virale proprio sfruttando il sentiment della simpatia: sono nati i vari “Aglio e Olio”, Porro Seduto”, “John Lemon” della campagna “Famosi per la qualità” risalente al 2001; unendo i nomi di personaggi noti in tutto il mondo con i prodotti alimentari più comuni sono nate le assonanze che fanno ridere i più piccoli e sorridere gli adulti.

Incuriosire, divertire e stupire sono le anime dei contenuti virali, che come risultato ci regalano una visibilità incredibilmente ampia e identificano il brand come simpatico e accattivante, garantendo il successo delle nostre future comunicazioni all’interno dei gruppi di utenti che abbiamo già raggiunto con la nostra comunicazione. In questo caso i post di Facebook e i video di YouTube sono lo strumento perfetto per diffondere il messaggio.

Se dovessimo trasferire questo impatto creativo in rete, potremmo sfruttare la natura stessa dei Social Network. Il nostro contenuto verrebbe condiviso da centinaia di utenti, diffondendo così il nostro marchio non solo su Facebook, ma anche nei forum e nelle community. Tuttavia, è chiaro che bisogna poter disporre di una base di lettori e followers adeguata, verso la quale sono già in atto strategie di engagement e social media marketing: sono proprio gli utenti già acquisiti che diffondono, per primi, i nostri contenuti presso i loro amici. Anche un buon posizionamento nei motori di ricerca aiuta gli utenti che vogliono saperne di più su di noi e sui nostri contenuti virali a trovarci con maggiore facilità: non c’è niente di peggio di una buona campagna di Viral Marketing che si traduce in un nulla di fatto! Quindi, non appena ci accorgiamo che un nostro contenuto viene condiviso e replicato sul web sempre di più, è buona cosa creare una pagina ottimizzata per i motori di ricerca, in modo da assicurarci tutto il traffico legato al nostro contenuto virale.

2017-03-02T00:52:32+00:00luglio 17th, 2015|Social Media|0 Comments

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