La lezione di Apple: il Content Marketing che funziona

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La lezione di Apple: il Content Marketing che funziona

Tutti conosciamo Apple. Bisogna aver vissuto in una caverna per non aver mai sentito parlare di Steve Jobs, forse molti lettori hanno anche visto il film sulla sua vita. E ancora, è probabile che molti stiano leggendo questo articolo proprio su un personal computer targato Apple. Ma cosa ci lascia la mela più famosa del mondo, oltre a macchine spettacolari e ad un’azienda che verrà studiata nei dai posteri nei libri di storia? Una bella lezione di Content Marketing.

Ebbene sì, il colosso dell’informatica non è stato bravo soltanto nel creare pc all’avanguardia, ma anche nel saperli vendere, nel comunicarne i vantaggi, nel cercare un rapporto con gli utenti e nel presentarsi al pubblico USA. E il tutto con una solida ed efficace strategia di contenuti. Cerchiamo di carpirne i segreti che si possono riutilizzare e rielaborare anche nei siti nostrani.

Il problema prima di tutto

I prodotti in vendita svolgono una funzione: risolvono un problema. Pensiamo ad un pelapatate, ad esempio: ci risolve il problema di poter sbucciare una patata senza impiegare troppo tempo. Uno smartphone ci permette di riunire in un unico apparecchio un telefono e uno strumento per navigare sul web, ottenere informazioni, creare percorsi, ecc. I prodotti delle aziende, quindi, sono pensati per far fronte ad uno specifico bisogno/problema.

E questo Apple lo sa bene. Quando i capi della Mela sono riusciti a costruire il primo MacBook Air – il portatile leggerissimo e dal design accattivante che ha tutte le potenzialità di un laptop più ingombrante – la prima cosa che hanno pensato deve essere stata: “Addio al portatile che pesa tre chili!”. E in effetti, è un bel problema in meno! Il nuovo laptop si presenta al pubblico leggerissimo e satinato, quasi fosse un gioiello… ecco allora il colpo di genio: l’advertising per promuoverlo recita  “Light. Year ahead”, giocando sul significato di “light” e “light years”.

Con una sola frase, Apple presenta il problema (il peso dei portatili) e il suo prodotto, leggero, dicendoci anche che è avanti anni luce.

Raccontare delle storie

Tra i tanti motivi per i quali i nostri genitori ci raccontavano delle storie da piccoli ve ne era uno che oggi ritorna nelle tecniche di storytelling: creare una connessione diretta con l’audience. Poter raccontare qualcosa a qualcuno permette a chi narra di veicolare i propri valori; e se la narrazione viene fatta con stile, chi ci ascolta lo fa con piacere – e magari vorrà sentire altro da noi.

Apple è stata capace di sfruttare i video per raccontare a tutti come funzionano i suoi prodotti, come il nuovo Apple Watch. Filmati brevi, senza parlato, che riprendono persone comuni mentre utilizzano i prodotti durante scene di vita di tutti i giorni. Per farsi un’idea, c’è la pagina dedicata. Una lezione preziosa.

Inoltre, l’emozione gioca un ruolo fondamentale in questi video: l’elemento emozionale non deve necessariamente far piangere, anzi, può essere anche umoristico. Ma va detto che lo spot per le vacanze di Natale del 2014 è un piccolo gioiello di storytelling.

Pensare al futuro

La mela ci pensa. Al futuro. Nel dettaglio, alle nuove generazioni. In effetti ha senso: se le mie pubblicità ti piacciono ora che sei giovane e scegli di esporti ai miei contenuti, magari un giorno vorrai provare i miei prodotti e acquistarli. Per questo le pubblicità Apple sono piene di coppie giovani, studenti, nipoti con i nonni.

È vero, sono le generazioni più “vecchie” che hanno potere di acquisto; ma sono quelle più giovani che lo avranno in futuro. I contenuti Apple quindi si rivolgono anche a chi, per ora, nella migliore delle ipotesi deve limitarsi ad utilizzare Airbook, iPod, iPad. E tra i giovani i trend si diffondono rapidamente, quasi in modo virale.

I contenuti Apple sono quindi fruibili in modo trans-generazionale. Un po’ come dire “piccoli clienti crescono”!

Conciso

Lapidario. Sintetico. Iconico. È così che è stato definito il contenuto testuale di Apple da alcuni osservatori. Si possono riscontrare frasi brevi un po’ in tutto il sito dell’azienda, oltre che negli annunci pubblicitari. Ma perché frasette così brevi e non un blocco di testo più descrittivo?

Il motivo è semplice: tutte le ricerche dimostrano che, sebbene sul web ci siano miliardi di parole, noi tendiamo a leggere poco. Il contenuto deve quindi essere incisivo, rapido e leggibile in pochissimo tempo. In più, se in poche parole riusciamo a dire tutto e a metterci un pizzico di ironia o emozione, tanto di guadagnato.

Una comunicazione scritta più sintetica, unita all’elevata brand awareness, è diventata uno dei marchi di fabbrica di Apple. Ma questo non significa che anche altri marchi non possano beneficiare di queste tecniche e, magari, aggiungere uno stile personale.

Il fascino del mistero

Un’altra interessante tattica legata ai contenuti di Apple è l’aura di mistero che circonda i prodotti. Un pizzico di informazioni, giusto quel tanto che basta per generare interesse, e poi tanto, tanto silenzio. Ecco perché l’uscita del nuovo iPhone è tanto attesa: le informazioni vengono rilasciate ai media con cadenza regolare e la folla di utenti si scatena in un tripudio di speculazioni e commenti.

In questo caso i contenuti sono scritti in modo da dare ai lettori le informazioni necessarie – solo quelle che si vogliono rilasciare – e per creare un senso di attesa. Passo dopo passo, le aspettative crescono e gli utenti finiscono per apprezzare un prodotto che non è nemmeno sul mercato!

Cambiare è bello

Una volta trovato un buon modo, personale, di scrivere o creare contenuto per le sue pagine, Apple non ha affatto timore di sperimentare qualcosa di nuovo. Il motivo? Beh, è semplice: se ci piace tanto una pietanza questo non vuol dire che vogliamo mangiare sempre quella! La mela non ha paura di provare claim freschi e movimentati nei suoi annunci, prospettive grafiche nuove, video che riprendono i prodotti in modo sempre vario, sfruttare emozioni differenti su media di volta in volta diversi.

Anche le aziende dello stivale possono beneficiare da una dieta variata in fatto di content strategy. E questo vale tanto per i testi di siti web ed e-commerce quanto per i social media. Di fronte a centinaia, forse migliaia, di immagini per gli auguri natalizi che sono tutte uguali in tutte le pagine forse i nostri auguri si possono distinguere con un pizzico di ironia, o con un video carico di sentimenti, o con gli auguri da parte dello staff… Insomma, di idee per cambiare ce ne sono tante. Basta solo metterle in campo. Il guadagno è quello di poter mantenere alta l’attenzione del nostro pubblico.

Attenti al target

Si commette spesso l’errore di scrivere in modo che i contenuti possano raggiungere il più ampio numero possibile di lettori. Tuttavia, nonostante le dimensioni, Apple non ha nessuna intenzione di scrivere per tutti; o meglio l’azienda produce prodotti che raggiungono una fetta del mercato: e scrive per quegli utenti.

Scrivere e creare contenuti per chi già ci segue può sembrare una strategia controproducente, in che modo si potrebbe ampliare il bacino di utenti? In realtà, la scelta strategica di Apple è quella di concentrarsi sui mercati più profittevoli. Cioè, chi ha già comprato Apple con molte probabilità continuerà ad acquistare prodotti dello stesso brand, specie se incentivato da testi e immagini creati per lui. Invece, creare contenuto per il mercato più grande si tradurrebbe in un dispendio di forze con scarso ritorno sull’investimento.

Una piccola e media impresa deve quindi rinunciare ad utilizzare i blog e i social per comunicare anche con gli utenti che non utilizzano i suoi prodotti? Ovviamente no, ma può scrivere contenuti sia per gli uni sia per gli altri, cementando la fedeltà dell’utenza e incuriosendo gli altri.

Tirando le somme

I contenuti sono fondamentali e Apple l’ha ben capito: la sua content strategy è uno dei pilastri del suo successo. Anche le aziende italiane possono utilizzare fin da subito alcuni di questi consigli, spostandosi man mano verso quelli più onerosi una volta che si vedranno i frutti dei primi.

 

 

By | 2017-03-01T12:34:17+00:00 ottobre 3rd, 2015|Contenuti|0 Comments

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